STORIA DELLA SARDEGNA: ETA' FENICIO-PUNICA
( X a. C.- III a. C. )
Intorno al VIII secolo a.C. i Fenici,
popolo di marinai e mercanti, arrivarono in Sardegna attratti soprattutto
dalle risorse minerarie dell'isola: in particolare dall'ossidiana; una
pasta vulcanica nera, dura e vetrosa, utilizzata in svariate applicazioni.
Partendo dall'isola, l'ossidiana si diffuse in tutto il mondo allora
conosciuto; gli archeologi le attribuirono un nome che ne esprimesse
il valore con un'immagine efficace: l'oro nero dell'antichità.
I Fenici erano un popolo altamente civilizzato, tanto è vero
che lungo le coste costruirono importanti città che divennero
grandi centri commerciali e introdussero per la prima volta la scrittura
nell'isola.
Tra le città più importanti ricordiamo quella di Sulci
(S. Antioco), Karalis
(Cagliari), Nora e Tharros.
I Fenici erano commercianti e non conquistatori, pertanto stabilirono
ottimi rapporti con le popolazioni del luogo, con le quali scambiavano
manufatti ed oggetti ornamentali in cambio di prodotti minerari.
Verso la metà del VI sec. a.C ai Fenici subentrarono i Cartaginesi
che si insediarono non solo nelle zone costiere, ma anche all'interno,
dando luogo alla civiltà sardo-punica.
Sorsero nuove città quali Porto Torres, Teulada e Macomer; venne
dato un grande impulso all'agricoltura con la coltura del grano e vennero
introdotte la pesca e l'estrazione del sale.
I sardo-punici erano dediti a sacrifici umani di prigionieri di guerra
o di bambini (Molok, o Molk), le cui ceneri venivano deposte in urne
e custodite nei Thopet, luoghi sacri generalmente posti fuori dall'abitato.
Del periodo sardo-punico rimangono perfettamente conservate alcune necropoli
che attestano il culto che questo popolo nutriva per i defunti. Tra
le altre ricordiamo Tuvixeddu
a Cagliari, Sulci a S.Antioco e Tharros a Oristano.
Testi a cura di Antonello Melis
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