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STORIA DELLA SARDEGNA: ETA' SABAUDA


La Sardegna ai Savoia

Fontana del RoselloNel 1720, con il trattato di Londra, l'isola passò ai Savoia e Vittorio Amedeo II divenne re di Sardegna.
Nei primi tempi l'attenzione dei Savoia fu diretta a tenere sotto controllo l'Isola e a garantirne l'ordine interno.


Non fu neppure permessa l'introduzione dell'italiano come lingua ufficiale e rimasero in vigore le stesse strutture economico-sociali della dominazione precedente. Il 3 settembre del 1730 subentrava al trono Carlo Emanuele III. Il nuovo sovrano apportò diverse riforme con esiti positivi: una di esse fu il tentativo di incrementare la popolazione allo scopo di porre freno al banditismo dilagante nelle montagne del Logudoro e della Gallura.

Il periodo più significativo delle riforme settecentesche in Sardegna fu quello in cui Carlo Emanuele III istituì a Torino il Ministero per gli affari di Sardegna, affidandolo a Giovanni Battista Bogino (1759-1773). Questi regolò molti settori dell'amministrazione: riorganizzò i consigli civici, i servizi postali, le comunicazioni marittime, le torri costiere e la circolazione monetaria; fece occupare le piccole isole tra la Sardegna e la Corsica; bloccò anche le concessioni nobiliari.
Tutte queste riforme non bastarono per cancellare l'arretratezza della Sardegna.

Fortino di Sant' IgnazioIn questa situazione di povertà e malcontento maturò un movimento di rivolta, infatti, numerosi villaggi insorsero rifiutandosi di pagare i tributi feudali e costringendo le autorità ad intervenire con la forza.
Ne 1793, un'armata francese occupò Carloforte e Sant'Antioco e, successivamente, attaccò il porto di Cagliari. Le popolazioni di Cagliari e
dell'entroterra, respinsero il tentativo di sbarco.

Il 28 aprile 1784 i Cagliaritani insorsero costringendo il viceré e i Piemontesi ad imbarcarsi per lasciare l'isola. Giovanni Maria Angioj a capo del comitato di azione, tentò di portare l'isola alla proclamazione della repubblica, ma fu fermato dai moderati e costretto a fuggire in Francia dove morì nel 1808.

La repressione dei Piemontesi fu sanguinosa: la Sardegna continuò ad essere una colonia sotto il loro dominio e ne fu sfruttata sistematicamente ogni tipo di risorsa (miniere, foreste), alimentando la già grave arretratezza dell'agricoltura.

Dopo l'abolizione del sistema feudale, i liberali sardi chiesero la piena integrazione della Sardegna con gli Stati della terraferma, rinunciando definitivamente ad ogni aspirazione all'indipendenza, così, lo Statuto Albertino fu esteso alla Sardegna.

Testi a cura di Antonello Melis






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